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Percorrendo la strada privata, in salita, che dalla SP 130 di Castagnoli conduce a Gagliole, si ha la sensazione di vivere un’ascesa anche in termini metaforici.

La stessa ubicazione dell’azienda agricola, posta lungo il crinale di Castellina in Chianti che domina sulla Val d’Elsa, e l’armonia di un paesaggio rurale antropizzato con sapienza, a paradigma di tutto il Chianti, concorrono a creare un’atmosfera speciale in questo piccolo “paradiso limitrofo”, secondo l’accezione che l’antropologo Alessandro Falassi dava del territorio chiantigiano: luogo idilliaco e per certi aspetti nascosto, quindi tutelato, e comunque di agevole approdo.

Tale patrimonio naturale, paesaggistico e agricolo, da ormai 30 anni, è curato al dettaglio dalla visione lungimirante dei proprietari svizzeri Thomas e Monika Baer, i quali, con grande sensibilità ambientale, hanno improntato la gestione dell’azienda sulla linea della sostenibilità dei processi agricoli di trasformazione del prodotto, interamente improntati al biologico.

L’assenza di pesticidi e il sistematico ricorso ai fitosei (gli acari “buoni”) per la lotta biologica contro gli insetti dannosi ai vigneti, la ricerca costante di un rapporto in equilibrio tra la sostanza organica del suolo, la biodiversità dell’agroecosistema e l’efficace valorizzazione degli elementi paesaggistici di testimonianza storica, come i terrazzamenti e i muretti a secco, sono soltanto alcune delle manifestazioni più visibili di un’operazione complessiva che punta alla qualità del prodotto non soltanto a fini commerciali, ma anche in termini di salubrità (del lavoratore dipendente così come del consumatore) e di identificazione con il territorio.

Per tutto questo, con coerenza e convinzione, l’azienda ha recentemente partecipato al bando regionale dei “Progetti integrati territoriali”, attraverso il coordinamento del Biodistretto del Chianti, per ribadire e rilanciare ulteriori azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni e dell’impatto ambientale e al contenimento dei fenomeni di erosione e dissesto idrogeologico.

Anche attraverso il recupero e il ripristino dei terrazzamenti e dei muretti a secco e la realizzazione di nuove sistemazioni idraulico-agrarie, in continuità con quelle esistenti, secondo i metodi di ingegneria naturalistica.

Azioni che a Gagliole saranno comunque implementate, come tiene a specificare il giovane quanto competente agronomo Giulio Carmassi, indipendentemente dall’esito del bando e in continuità con quanto viene fatto sistematicamente.

Per quanto riguarda i muretti a secco, opere artistiche prima ancora che artigiane, ogni anno l’azienda effettua un censimento su tutti i 30 ettari di proprietà, compreso il podere limitrofo di Castagnoli, dai quali emergono le priorità di intervento (6-7 all’anno) che vengono affidate a una ditta edile locale, la quale ricorre a manodopera giovane e qualificata, per un binomio che non sempre è scontato e che, seppur indirettamente, giova ancora di più all’immagine complessiva dell’azienda committente.

Come abitanti del territorio chiantigiano dovremmo esprimere riconoscenza verso tipologie produttive e di gestione del patrimonio naturale così illuminate e rispettose del nostro stesso habitat.

Per questo è importante conoscere le tecniche e le metodologie agricole e di trasformazione adottate delle aziende locali, anche per i loro effetti sulla salute, e poter premiare le esperienze virtuose come quella di Gagliole.

A maggior ragione quando si ha a che fare, come in questo caso, con prodotti di eccellenza.

Cosimo Ciampoli

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