E’ stata inaugurata sabato 18 aprile la consueta personale che, ogni anno, il Castello di Gabbiano (Mercatale, San Casciano) dedica a un artista.
Le cui opere vengono ospitate all’interno dei magnifici saloni, che valorizzano (e a loro volta vengono valorizzati) dalle meraviglie che vengono esposte.
Quest’anno le opere in esposizione sono quelle di Kate Tortland (qui tutte le info sull’artista), che vive e lavora fra Connecticut (USA) e Italia, con una monografica intitolata “The return to Eden” (“Il ritorno all’Eden”).
“Questa collezione – si legge nella presentazione – è la storia della redenzione: la redenzione della bellezza, della bontà, della salute, della natura, del nostro legame con Dio, con gli altri e, infine, della speranza”.
“Il mio intento nel creare questa serie di opere – spiega l’artista – è stato quello di prendere un tema che troppo spesso è stato rappresentato come segno della caduta tragica dell’umanità, e rifonderlo come immagine del nostro destino ultimo”.
“Vorrei che questi dipinti ci ricordassero che esiste qualcosa che ci attende oltre – aggiunge – qualcosa che spesso percepiamo come un sussurro nell’anima, ma che non riusciamo mai ad afferrare del tutto. Voglio mettere in luce la tensione tra la gioia per la quale, credo, siamo stati creati, e il dolore di non poterla raggiungere pienamente in questa vita”.
“Intuiamo questo barlume di eternità in un raggio di sole all’alba – riflette – nella carezza di una mano di bambino sul nostro volto; nella maestosità di una cattedrale; nel cinguettio degli uccelli sulla neve; nelle ombre danzanti delle foglie in una sera d’estate”.
“L’ispirazione artistica di questa collezione – spiega ancora Tortland – nasce dall’incontro di molteplici elementi: l’antico affresco del Giardino di Livia; le opere astratte e contemporanee di Makoto Fujimura; le estati toscane; e la ballata popolare Lemeny, cantata da Sam Lee“.
“Visivamente – riprende – questa collezione mira a immergere l’osservatore in un’altra dimensione, al tempo stesso realistica e ultraterrena – tangibile eppure irraggiungibile – sottolineando la tensione tra ciò che sappiamo, nel profondo, che potrebbe essere, e ciò che ancora non è compiuto”.
Realizzati con sottilissimi strati di olio stesi su una base acrilica profonda, questi dipinti acquistano un’intensa profondità visiva.
“Ogni opera è volutamente a basso contrasto – si rimarca – per evitare bruschi squilibri visivi e creare invece una tensione serena, calma e misteriosa. Anche le proporzioni e i soggetti sono frutto di scelta consapevole: ciascuno è leggermente più grande o più piccolo di quanto lo sarebbe nella realtà, accentuando così la dimensione altra e visionaria”.
“Sebbene la collezione trovi la sua massima espressione nell’insieme – conclude Tortland – ogni singola opera è concepita per vivere autonomamente, pronta ad accogliere lo spettatore e riportarlo al luogo a cui appartiene davvero. Buon viaggio…”.
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