Ci sono le tavole quattrocentesche di Bicci di Lorenzo, Cosimo di Rosselli e quella trecentesca di Niccolò di Pietro Gerini in mostra.
Tre artisti fiorentini protagonisti delle evoluzioni dell’arte tra il ‘300 e il ‘400, finalmente accessibili dopo lunghi anni nei depositi della Pinacoteca di Siena, della Soprintendenza e dell’Arcidiocesi, a San Pietro d’Ovile.
Le opere di Bicci di Lorenzo e Cosimo Rosselli in particolare rivedono la luce e il loro territorio di origine dopo 25 anni.
I dipinti saranno protagonisti nella sala consiliare al piano terreno della Rocca quattrocentesca di Castellina in Chianti grazie alla mostra “Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo“, nella sede del Museo Archeologico a partire dal 31 luglio prossimo.
È il grande evento dell’estate chiantigiana. Un percorso che porta alla luce opere che storicamente erano protagoniste delle chiese e nelle piazze di Castellina. Per poi trovare collocazione nei depositi della Pinacoteca di Siena.
Dopo cinque mesi di restauro, da parte della restauratrice Monica Mancini, e di studio, condotto dalle storiche dell’arte Nicoletta Matteuzzi, Lucia Bencistà e Annarubina Cateni, si potranno ammirare in una nuova luce.
La mostra è curata da Nicoletta Matteuzzi, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza di Siena, e Marco Firmati, direttore del Museo Archeologico del Chianti di Castellina.
A rendere possibile l’organizzazione della mostra ci sono anche le preziose le donazioni effettuate attraverso Art Bonus da privati mecenati e da aziende.
“Noi, come tutta l’area del Chianti – dice il sindaco di Castellina, Giuseppe Stiaccini – contiamo un patrimonio culturale che è specchio delle vicende storiche, culturali, artistiche che hanno riguardato questi luoghi.
“Le opere pittoriche in mostra – aggiunge – hanno un valore artistico perché ci raccontano l’evoluzione tra il ‘300 e il ‘400 dell’arte fiorentina e chiantigiana. Non solo, i dipinti trovano uno spazio espositivo dopo 25 anni. Fare cultura vuol dire anche sostenere la ricollocazione delle opere, lavorare perché possano tornare a riflettere le peculiarità storiche e culturali che le hanno viste nascere, dare loro dignità museale, realizzare eventi e strutture che possono diventare motivo di attrazione, di visita, di valorizzazione dei territori”.
“Quindi – conclude – grazie a tutti coloro che si sono adoperati per l’organizzazione, ai dipendenti del Comune, alla Soprintendenza, a chi ha seguito il restauro, agli studiosi il cui lavoro scientifico sarà pubblicato nel catalogo, alla gestione del Museo Archeologico del Chianti, alle Diocesi proprietarie delle opere, ai Musei Nazionali di Siena, ai finanziatori privati che hanno contribuito attraverso l’Artbonus”.
Le opere
La Madonna col Bambino e i santi Biagio, Caterina d’Alessandria, Agnese e Agostino, di Bicci di Lorenzo, è una tempera su tavola del XV secolo.
Esponente di una delle principali botteghe familiari fiorentine, Bicci è un esempio che ben rappresenta il panorama del mestiere artistico a Firenze fra Tre e Quattrocento.
L’opera originariamente arriva da Castellina in Chianti, era presente presso la Pieve di Sant’Agnese, quindi è di proprietà dell’Arcidiocesi di Siena Colle Montalcino.
La Madonna col Bambino e i santi Giorgio e Francesco è di Cosimo Rosselli, la datazione risale al periodo tra 1495-1500 ed è una tempera su tavola.
Rosselli è stato allievo dal maggio 1453 all’ottobre 1456 di Neri di Bicci, per poi passare al seguito di Alessio Baldovinetti; nel 1459 ricevette la prima importante commissione per una pala, oggi dispersa, per la chiesa fiorentina di Santa Trinita.
Si è ipotizzato che abbia poi lavorato anche con Benozzo Gozzoli, con il quale mostra affinità stilistiche.
Pittore molto ricettivo, guarda anche alla pittura del Verrocchio, di Antonio e Piero del Pollaiolo e di Alesso Baldovinetti.
L’opera che sarà protagonista della mostra arriva da Castellina in Chianti, originariamente era collocata nella chiesa di San Giorgio in Piazza, ed è oggi di proprietà della Diocesi di Firenze.
La Crocifissione coi Dolenti e San Francesco invece è di Niccolò di Pietro Gerini, ha una datazione precedente, risale infatti al 1390-1395 circa.
Gerini è stato un prolifico seguace del revival della scuola giottesca di fine secolo, nella tradizione di Taddeo Gaddi e dell’Orcagna.
Anche in questo caso siamo di fronte a una tempera su tavola che originariamente aveva collocazione a Gaiole in Chianti, nella pieve di San Sigismondo. Oggi è di proprietà della Pinacoteca Nazionale di Siena.
Finanziatori dei restauri
Hanno dato un contributo al restauro delle opere il Lions Club Chianti e l’Ordine Costantiniano di San Giorgio.
E’ ancora attivo il progetto Art Bonus a sostegno della mostra, che ha già raccolto due contributi da parte di aziende locali, mentre altri due sono in dirittura d’arrivo.
L’organizzazione
La mostra è organizzata e promossa dal Comune di Castellina in Chianti insieme alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo.
E’ patrocinata da Regione Toscana e Provincia di Siena, con la collaborazione di Fondazione Musei Senesi. Prenderà il via il 31 luglio ed andrà avanti fino al 10 gennaio 2027. Sarà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18.
Tutte le info sono sul sito www.museoarcheologicochianti.it/contatti.
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