Arriva dalla Toscana il primo vitigno di Sangiovese coltivato con le Tea, le nuove tecniche genomiche che consentono di accelerare i processi di adattamento a siccità e malattie.

Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana, insieme al Crea-Ve e all’Università di Udine, hanno dato il via ad un progetto di ricerca innovativo finalizzato a rendere le coltivazioni più resilienti.

La ricerca è il frutto di una borsa di studio dell’Università di Udine, finanziata dalla stessa Università e Coldiretti Toscana, Vigneto Toscana, Consorzio Agrario del Tirreno con CREA.

Al centro della ricerca il Sangiovese, vitigno simbolo della regione ed il più diffuso in Italia, che rappresenta oltre il 60% della superficie vitata e da cui derivano 7 bottiglie su 10 del vino toscano.

Lo stato di avanzamento della sperimentazione è stato presentato a Casa Coldiretti a Vinitaly alla presenza della presidente regionale di Coldiretti Letizia Cesani, dell’assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Leonardo Marras, dal direttore del Centro Ricerca Viticoltura ed Enologia CREA, Riccardo Velasco, dal ricercatore del CREA-VE, Luca Nerva, dal dirigente del settore Promozione e Sostegno agli Investimenti delle Imprese Agricole e Agroalimentari della Regione Toscana, Gennaro Giliberti, dal presidente Consulta Vino Coldiretti, Francesco Ferreri e dal ricercatore Andrea Rossetto. La presentazione è stata moderata dal direttore di Coldiretti Toscana, Angelo Corsetti.

“L’interrogativo non è se, ma quando – ha spiegato le ragioni che hanno portato all’avvio di questo progetto la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani – Recenti modelli climatici, sostanziati da studi e ricerche, ci mettono di fronte ad uno scenario allarmante che non dobbiamo e possiamo ignorare. La viticoltura toscana sta facendo i conti in maniera sempre più frequente e pressante con gli effetti del cambiamento climatico e con una serie di malattie ad esso collegate che stanno incidono sulla qualità e compromettono il raccolto”.

“Da qui al 2050 – anticipa – in molte zone della nostra regione, in aree straordinariamente vocate alla viticoltura, sarà sempre più complicato coltivare la vite. Potrebbero non esserci più le condizioni ottimali che hanno permesso alla nostra regione di essere un punto di riferimento internazionale. Un comparto che vale oltre 1 miliardo di euro alla produzione. Un settore vitale per tutta l’agricoltura. Coldiretti non è rimasta a guardare, e due anni fa, proprio dal Vinitaly, si è fatta carico di esplorare un percorso mai intrapreso che ci ha messo sulla stessa strada dell’Università di Udine e con il CREA con il professor Velasco. Questo progetto sta vedendo ora i suoi primi frutti. Nel giro dei prossimi tre anni potremo avere la prima vendemmia di Sangiovese da una piantina coltivata con TEA ponendo la Toscana al centro della ricerca enologica. Stiamo dando una chance alla nostra viticoltura, alle imprese, ai territori”. 

Le Tea rappresentano una leva strategica per il settore: tecnologie che consentono di intervenire in modo mirato sul Dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando processi naturali di adattamento.

Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l’oidio, con benefici anche sul fronte della riduzione degli agrofarmaci e dell’ottimizzazione dei costi.

Una consapevolezza che nel 2020 aveva spinto Coldiretti a sottoscrivere una storica intesa con la Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) per far tornare gli agricoltori protagonisti di una ricerca pubblica nazionale, in grado di sviluppare soluzioni su misura e renderle disponibili a tutti i produttori. 

La prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027. L’obiettivo è mettere rapidamente a disposizione delle imprese strumenti concreti per continuare a produrre qualità, salvaguardando al tempo stesso territorio, reddito agricolo e competitività.

 

“Il progetto è parte integrante delle nostre attività di miglioramento genetico basate sulle nuove tecnologie ecocompatibili che non prevedono l’uso di OGM, ne l’incrocio di due varietà diverse, ma la produzione di piante evolute con stimolo mutagenico basato sul Cas 9 – ha spiegato Velasco – Le TEA sono tecniche che ci consentono di stimolare l’evoluzione del DNA proprio della pianta senza introdurre elementi esterni. In questa ricerca ci siamo concentrati sulla tolleranza allo stress idrico e all’oidio, di cui conosciamo bene i geni all’interno della pianta”.

Velasco, affiancato dai suoi ricercatori, ha parlato anche delle tempistiche di questo viaggio: “Ci vogliono 18 mesi per ottenere una piantina intera partendo dalla prima cellula. Poi si passa alla sperimentazione in campo e alla successiva produzione di uva per dimostrare che il vino ottenuto è effettivamente Sangiovese”. 

Il percorso di ricerca, sviluppato nell’arco di tre anni anche grazie al sostegno dell’Università di Udine e al coinvolgimento del Consorzio Agrario del Tirreno, rafforza il ruolo della Toscana come territorio all’avanguardia nell’innovazione vitivinicola e dimostra come la ricerca pubblica possa offrire risposte operative alle esigenze del mondo agricolo.

Una direzione sostenuta fortemente dall’assessore all’agricoltura, Leonardo Marras che da Casa Coldiretti ha riconosciuto i meriti di questo nuovo percorso che potrebbe mettere al riparo la viticoltura toscana da clima e malattie: “La ricerca è la chiave del futuro per la nostra agricoltura – ha detto durante il suo intervento – L’innovazione passa attraverso soluzioni multidisciplinari e più fonti, la ricerca delle piante, in questo caso della vite, è sicuramente tra le più importanti per salvaguardare la competitività del sistema vino. Un plauso va a Coldiretti Toscana perché essere protagonisti di una fase di ricerca cosi importante per il Sangiovese è un risultato che di solito non viene attribuito ad un’associazione di rappresentanza”.

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