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Nella Badia di San Michele Arcangelo a Passignano, nel comune di Tavarnelle, è finalmente riaperta al pubblico, dopo un decennio di restauro, la porta del meraviglioso refettorio monastico in cui si trovano gli affreschi de “L’Ultima Cena” di Domenico Ghirlandaio, delle due scene realizzate da Bernardo Rosselli, del pulpito, degli ulteriori elementi lapidei e degli intonaci antichi.

Nel corso del cantiere aperto nel 2002 furono riscoperte, al di sotto delle decorazioni ottocentesche che interessavano le altre tre pareti della sala, ulteriori pitture ad affresco eseguite da Benedetto e Cesare Veli nel 1598, raffigurante santi e beati vallombrosani.

Un lavoro di restauro di grande valore, curato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Firenze e Prato e Pistoia, eseguito dall’impresa Cellini e finanziato da Marchesi Antinori e dalla Fondazione americana Friends of Florence.

Il lavoro svolto sull’Ultima Cena ha portato a integrare le molte e diffuse lacune, valorizzando la qualità pittorica dell’opera che, in modo particolare per quanto riguarda le figure del Cristo e degli apostoli, può essere ricondotta al diretto intervento di Domenico Ghirlandaio, come peraltro attesta la documentazione archivistica che per l’occasione si è tornati a consultare e a interpretare in ragione dei dati raccolti grazie alla visione ravvicinata del lavoro e alle ulteriori analisi scientifiche realizzate.

Le indagini, condotte dall’ingegner Nicolino Messuti di Istemi (analisi igrometrica, riflettografica all’infrarosso e in fluorescenza ai raggi X) hanno accompagnato l’intervento dei restauratori dell’impresa Cellini, assicurando la completa rimozione delle ridipinture e ripristinando quindi l’autenticità di quanto oggi si propone ai visitatori e agli studiosi.

Ugualmente fondamentale è stato l’apporto dato ai direttori dei lavori Giorgio Elio Pappagallo e Claudio Paolini dalla consulenza e dell’assidua presenza in cantiere di Sabino Giovannoni, già attivo presso i laboratori di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure e con un’importante esperienza nel restauro di affreschi quattrocenteschi.

Nel corso dei lavori si è tra l’altro evidenziato come la bottega del Ghirlandaio già a questa data (siamo nel 1476) avesse definito una modalità operativa (a partire dai variati sistemi di riporto dei disegni preparatori sulla parete) e più in generale un’organizzazione del cantiere pienamente rispondente a quanto ben documentato per i più tardi affreschi di Santa Maria Novella.