“L’annata 2025 del Chianti Classico si sta ormai delineando con contorni sempre più nitidi, il quadro che emerge è quello di un’annata che ha beneficiato di una stagione sorprendentemente equilibrata: nessun eccesso termico prolungato e piogge ben distribuite. Elementi che, nel loro complesso, hanno permesso alle uve di raggiungere settembre in condizioni ideali“.
Come ogni anno, in occasione della Chianti Classico Collection alla Stazione Leopolda di Firenze, il Consorzio Vino Chianti Classico ha fatto il punto sull’annata più recente, confrontandola con quelle a ritroso.
Partendo dalle quantità, 265.00 ettolitri. Dato ampiamente in linea con la “serie storica” andando a ritroso fino al 2018 (qui sotto la tabella completa con i dati).
“L’inverno – prosegue il Consorzio – piuttosto rigido e prolungato, ha garantito alle viti un riposo vegetativo completo e senza traumi. La primavera ha proseguito sulla stessa linea di regolarità, dove temperature stabili, piogge frequenti ma mai eccessive e l’assenza di gelate tardive hanno garantito un germogliamento omogeneo”.
“L’estate ha confermato questa tendenza all’equilibrio – si aggiunge – A parte due picchi di calore, alla fine di giugno e dopo la metà di agosto, il clima si è mantenuto costante, sostenuto da un luglio sorprendentemente mite e ventilato, con escursioni termiche significative fra giorno e notte. In questo contesto i vigneti hanno potuto conservare una buona riserva idrica fino all’invaiatura”.
“Sul fronte fitosanitario – continua l’analisi – anche le attese più prudenti sono state smentite. Le piogge primaverili non hanno creato criticità e sono state gestite con puntualità dai viticoltori del Chianti Classico, evitando possibili sviluppi fungini”.
“A inizio settembre – si ricorda – tutto lasciava presagire una vendemmia di alto profilo, e i grappoli di Sangiovese, sani e uniformi, lo confermavano già a una prima analisi”.
“Oggi – è la conclusione del Consorzio in riferimento all’annata 2025 – i primi riscontri dalle cantine sembrano rafforzare quelle sensazioni iniziali. I vini in affinamento raccontano di un equilibrio che si traduce in profili aromatici nitidi, trame tanniche presenti ma mai invadenti, e una freschezza che potrebbe essere la firma dell’annata. Un potenziale che, come spesso accade nel Chianti Classico, si esprimerà con sfumature diverse da zona a zona“.
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