Una lunga riflessione sul momento del Chianti Classico, quella del presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, nel corso dell’incontro con la stampa di lunedì 16 febbraio, alla Chianti Classico Collection 2026.

Una riflessione partita dal tema forte dell’edizione di quest’anno, ovvero “vino è cultura”.

“Vino è cultura”

“Cultura – ha detto Manetti – è una parola che deriva dal verbo latino “colere”, coltivare la terra, trasposto in senso metaforico alla coltivazione dello spirito. Vino è cultura perché è grazie al vino se si salvaguardano le risorse naturali e la bellezza del paesaggio”.

“Il vino – ha proseguito -contribuisce anche alla valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico dei territori di produzione. Inoltre il vino è cultura perché permette il confronto fra comunità e l’incontro fra le persone: vino è socialità e convivialità”.

“Nel Chianti Classico – ha ricordato Manetti – questo rapporto stretto fra vino e cultura trova la sua massima realizzazione essendo un luogo di rara bellezza, ben modellato e conservato dai viticoltori custodi e cerniera fra le due capitali Siena regina del Medioevo e Firenze culla del Rinascimento. Il vino che produciamo da secoli è il frutto di conoscenze tramandate nel tempo con sapienza e passione e da sempre vera bandiera dell’Italia nel mondo”.

“Lo stato di salute della denominazione”

Poi, l’analisi della situazione: “La Chianti Classico Collection è come ogni anno l’occasione per fare il punto sullo stato di salute della denominazione. Navighiamo in acque agitate e stiamo vivendo un periodo pieno di criticità e incertezza: il perdurare dei conflitti, gli attacchi salutisti che criminalizzano il consumo di vino, la diminuzione del potere di acquisto dei consumatori”.

Nonostante questo scenario critico – ha affermato Manetti – il Chianti Classico gode di buona salute e i numeri lo dimostrano: aumento delle vendite in volume di oltre 1% e del 2,6% in valore rispetto al 2024“.

Ma non solo: “Aumento delle vendite negli USA, da sempre il mercato più importante per il Chianti Classico con volumi che passano dal 36 al 37% nonostante i dazi aumentati al 15%. Risultato altamente significativo considerato che le vendite di vino italiano negli USA sono diminuite di oltre il 10% e solo tre denominazioni sono in positivo e una di queste è il Chianti Classico”.

“Segno tangibile – ha specificato con orgoglio – di attaccamento del consumatore americano che non ha rinunciato a comprare il nostro vino. Rimanendo in Nord America segnalo anche il forte aumento delle vendite dei vini del Gallo Nero in Canada che passa dal 10 al 12% delle vendite totali. Usa + Canada fanno il 49%: una bottiglia su due attraversa quindi l’oceano Atlantico”.

“Mi piace pensare – ha ripreso Manetti – che queste ottime performance del Chianti Classico sul mercato siano da attribuire ai grandi sforzi e investimenti fatti da tutti i viticoltori per incrementare la qualità dei propri vini sempre più apprezzati anche dalle nuove generazioni e anche dalle riforme introdotte e dal grande lavoro del Consorzio in campo di marketing e comunicazione con eventi e attività in presenza ogni anno sui mercati più importanti”.

“Non dobbiamo però accontentarci – ha concluso Manetti – ma fare sempre meglio e di più perché il momento è difficile e non è ammesso alcun rilassamento. Dobbiamo mantenere la barra dritta nella direzione della qualità e dell’autenticità continuando a lavorare tutti insieme in modo coeso, con passione e sono sicuro che il futuro del Chianti Classico sarà sempre più ricco di successi. W il Chianti Classico!”.

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