Da sabato 7 a lunedì 9 febbraio, Pieve di Campoli, azienda agricola dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Firenze (IDSC), partecipa a “Pitti Taste 2026” presentando in anteprima una delle espressioni più rare e identitarie della tradizione vitivinicola toscana: l’Occhio di Pernice, vino di lunga attesa e profondo legame con il territorio del Chianti Classico.

Pieve di Campoli conferma il proprio percorso di valorizzazione culturale e agricola, portando a “Taste” un racconto che unisce vino, memoria e responsabilità produttiva.

L’Occhio di Pernice si inserisce così nel progetto complessivo dell’azienda come simbolo di una tradizione enologica antica, custodita e interpretata con rispetto, pazienza e fedeltà alle pratiche storiche.

Come racconta Andrea Paoletti, direttore e enologo dell’azienda agricola, l’Occhio di Pernice “appartiene alla storica famiglia dei vinsanti toscani e deve il suo nome al colore inconfondibile, che richiama la tonalità dell’occhio della pernice”.

È realizzato con almeno l’80% di uve rosse e, nella versione di Pieve di Campoli, nasce da un assemblaggio di Sangiovese e Canaiolo, arricchito da piccole aggiunte di Trebbiano e Malvasia, secondo l’uso più autentico del Chianti Classico.

Dopo una lunga stuoiatura di alcuni mesi, le uve vengono pigiate e pressate, e il mosto poi trasferito in caratelli di 50–80 litri, collocati nei locali sotto tetto.

Qui il vino rimane per almeno cinque anni a contatto con le vecchie “madri”, i lieviti sedimentati delle annate precedenti.

Al termine di questo periodo, l’Occhio di Pernice viene imbottigliato senza alcuna aggiunta esterna, nel pieno rispetto di una lavorazione tradizionale antica di secoli.

Nel bicchiere restituisce profondità, concentrazione e una complessità che nasce esclusivamente dal tempo e dall’attesa.

È un vino raro e prezioso, che riflette il paesaggio del Chianti Classico, la luce delle colline e il lavoro paziente dell’uomo, diventando espressione concreta di un equilibrio tra natura e cultura.

Con questa presentazione a “Taste 2026”, Pieve di Campoli rinnova la propria missione: custodire e interpretare il territorio attraverso vini che non cercano scorciatoie, ma scelgono la continuità, la coerenza e la qualità come forma di racconto.

L’Occhio di Pernice non è soltanto un prodotto, ma un segno di identità e di memoria condivisa.

Pieve di Campoli

Pieve di Campoli nasce nel 1985 con l’intento di riunire in un’unica realtà produttiva alcune tra le più importanti proprietà agricole e immobiliari dell’Arcidiocesi di Firenze, in seguito alla costituzione degli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero, con l’obiettivo di amministrare i benefici ecclesiastici e destinare gli utili al sostegno dei sacerdoti.

L’azienda opera nella provincia di Firenze, nel cuore del Chianti Classico, in particolare nelle Unità Geografiche Aggiuntive di San Donato in Poggio (Cortine) e San Casciano (Campoli), e si estende su centinaia di ettari distribuiti in sette comuni compresi nei territori dei consorzi del Chianti e del Chianti Classico.

Con oltre 18.000 alberi di olivo, Pieve di Campoli rappresenta oggi una delle realtà olivicole più rilevanti dell’area fiorentina, affiancando alla produzione vitivinicola una visione agricola fondata sulla continuità, sulla cura del paesaggio e sulla qualità del lavoro.

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