Si è chiusa oggi, martedì 17 febbraio, la 33esima edizione della Chianti Classico Collection: un vero successo all’insegna del messaggio “Il vino è cultura” (“Wine is culture”), esemplificata da una statua alta tre metri di un Bacco che ha accolto, per la due giorni del Gallo Nero, i visitatori alla Stazione Leopolda di Firenze.

Record, ancora una volta, di espositori, arrivando nel 2026 a 223 soci del Consorzio Vino Chianti Classico, segno del fatto che la manifestazione è capace, ogni anno sempre di più, di rappresentare le variegate sfumature della denominazione.

Si conferma il grande interesse della stampa, con quasi 400 giornalisti accreditati, da 23 Paesi di tutto il mondo.

Ottima anche la risposta degli operatori di settore italiani, 1.500, cui si sono aggiunti quest’anno anche professionisti del trade dal Nord America, che ha rappresentato il 49% delle vendite di Gallo Nero nel 2025, e dal Nord Europa, secondo una strategia di lungo periodo di consolidamento della denominazione sui mercati maturi.

L’apertura al pubblico ha infine contribuito ad animare la giornata di martedì 17 febbraio, con 500 presenze di appassionati che, provenienti da tutta l’Italia, hanno approfittato dell’occasione unica di partecipare alla più grande degustazione di Chianti Classico al mondo.

“Siamo estremamente orgogliosi dell’entusiasmo che genera questo evento, senza alcun dubbio diventato iconico nel panorama mondiale: la nostra denominazione si presenta al mondo in questa due giorni appassionante, in cui portiamo in assaggio il frutto di un anno di lavoro in vigna e in cantina oltre alle ultime annate di Chianti Classico già presenti sul mercato” afferma il presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, Giovanni Manetti.

“Non posso quindi che esprimere gratitudine – aggiunge – per l’amicizia che ci mostrano i professionisti del settore e gli opinion leader, che anno dopo anno, si uniscono a noi a Firenze per il più importante evento di degustazione dedicato alla nostra denominazione”.

“Con la Chianti Classico Collection 2026 – commenta Carlotta Gori, direttore del Consorzio – abbiamo voluto veicolare un messaggio importante per il mondo del vino: il vino e in particolare il nostro Chianti Classico non è solo un prodotto di una pratica agricola, ma è il risultato di un sistema complesso fatto di storia, paesaggio, architettura rurale, conoscenze tramandate, senso di appartenenza che diventa condivisione e accoglienza”.

“È per questo – conclude – che, più di qualsiasi altro territorio vitivinicolo, il Chianti Classico può affermare che il vino è cultura”.

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