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Un paradiso di essenze, di profumi. Di natura, ma anche di tecnologia e scienza: l’Azienda Agricola Casalvento, alle porte di Castellina in Chianti, è un angolo incredibile del nostro territorio.

Dove il proprietario, Lorenzo Domini, assieme alla moglie Donata e al figlio Alessandro porta avanti una tradizione nata oltre cinquant’anni fa. Una tradiziona diventata il marchio “Lavanda del Chianti”.

“La proprietà – racconta – fu acquisita nel 1950 da mio padre, Giovanni, professore universitario a Siena (dove era anche rettore). Nel 1962 iniziò ufficialmente la coltivazione di piante tipo lavanda: con i suoi colleghi dell’università, farmacologi, mise su queste distillazioni in maniera ufficiale. Fu acquisito un primo distillatore, poi un secondo, un terzo”.

“Partì subito tutto in modo scientifico – prosegue – vennero selezionati i migliori cloni, con i quali si rifornivano numerose case profumiere. Mio padre non c’è più dal 1983, ma la produzione non si è mai interrotta. Gli impianti erano vecchi, abbiamo ricostruito e rimodernato tutto: oggi abbiamo una struttura all’avanguardia che viene condotta in maniera estremamente sofisticata”.

Questo angolo di paradiso per essere mantenuto tale ha bisogno di continue attenzioni e di lavoro. Nei campi, in distilleria, alla commercializzazione dei prodotti: insomma, in ognuna delle fasi di un’azienda che produce e vende.

“Non è sempice fare queste distillazioni – ci dice Lorenzo – ottenere questi oli essenziali, questi estratti dalle piante. Sono l’unico che fa le cose a questo livello nell’Italia centrale. Come ho imparato? E’ tutto scritto nei libri e poi serve tantissima esperienza: anche perché le macchine sono tutte progettate da noi, non sono di serie. Siamo noi che abbiamo chiesto ai costruttori di realizzarle in un certo modo”.

La lavanda colora e profuma questo angolo di Chianti. Ma non c’è solo la lavanda… . “Ci siamo messi a coltivare piante molto particolari – ci dice Lorenzo – Ad esempio l’iris con la complicatissima distillazione del suo rizoma; le rose di Damasco, il muschio di quercia, … . Otteniamo prodotti che sono oli essenziali ed acque aromatiche”.

“La nostra – ci dice mentre ci mostra le macchine – è una distilleria a vapore, che ottiene oli e acqua: si separano il 70% di acqua e il 30% di oli. Da questi poi deriviamo dei cosmetici, saponi solidi, liquidi, tonici per il viso, creme per il corpo e per le mani, shampoo, bagno doccia. Poi facciamo profumi certificati a livello mondiale. Nove: dal legno, alla lavanda, ai fiori”.

Ma la distilleria non sarebbe niente senza un prodotto di elevata qualità: “Qui abbiamo competenza su vari livelli – sottolinea Lorenzo – partendo da quella agricolo-agronomica. Insomma, bisogna saper coltivare i campi. La seconda è tecnico-estrattiva; la terza è chimica. Poi c’è il marketing. L’impegno è totale in tutti questi sensi. Abbiamo la certificazione biologica: mai usato diserbanti, concimi chimici”.

In mezzo alle rocce di galestro incontriamo in ogni angolo un filare diverso. Sullo sfondo mezza Toscana: da qui, dove una volta passava la strada etrusca, si vede quasi tutta la nostra regione nei giorni di cielo terso.

“Coltiviamo nove tipi diversi di lavanda – ci mostra Lorenzo – compresa quella super blu, tutti rigorosamente separati. E poi timo, rosmarino, salvia, elicriso, issopo, ginestra, rosa di Damasco, Iris. Ogni pianta ha la sua anima, servono gli accorgimenti giusti per personalizzare l’estrazione. Una stessa macchina può funzionare in più modi”.

In questi 24 ettari di Chianti Classico per una volta il vino è marginale: è un piccolo mondo autosufficiente.

“Abbiamo il vivaio nostro, ci riforniamo da noi. Abbiamo i nostri cloni dei quali siamo gelosissimi, non vendiamo certo le barbatelle. Il campo viene arato, coltivato, vine fatto lo squadro, orientati i filari, poi l’operazione complicata è quella di togliere le erbacce senza usare i diserbanti. Poi arriva la raccolta e, infine, la distillazione”.

Un percorso magico, che si ripete ogni anno a cicli precisi in base al momento giusto per la raccolta di ogni singola pianta: e continua così il sogno dell’uomo che profuma il Chianti.

Matteo Pucci